Questo qui di lato è Marco Bianchi, il celebre cuoco ricercatore, la divinità della cucina salutista, il mito delle mamme ultras dell'alimentazione corretta.
E' chiaro che per tutto quanto sopra elencato io non sapevo assolutamente chi fosse prima di incontrarlo ad un evento dal titolo interessante: #sfidaincucina
Mi hanno invitata e mi hanno detto che, insieme appunto a Marco Bianchi, a coppie di mamme blogger ci saremmo sfidate preparando una suo ricetta.
Ho accettato la sfida pensando che mi sarei molto divertita, avrei rivisto volti noti, ne avrei conosciuti altri.
E mi sono divertita!
Lo chef ci ha fatto preparare una sorta di sushi all'italiana e io ho fatto coppia con la mamma che anima quotidianamente BabyGreen.
Ma facciamo un passo indietro.
Come dicevo io ignoravo l'esistenza di Marco Bianchi perché cucino poco e perché non guardo la TV. Ma quel poco che ho letto di lui prima di arrivare all'evento e la ricetta facilissima e gustosa che ci ha fatto eseguire mi hanno convinta. E chi avrebbe mai pensato che sarei stata in grado di produrre una roba così?
Insomma mi sono divertita, ho imparato delle cose e sono anche stata intaccata dal Marco Bianchi pensiero e dopo mesi per la prima volta non solo ho mangiato dei legumi, ma li ho mangiati due volte in una settimana!
Anche perché io son convinta che nulla accada per caso e se quelli di Birra & Orti mi hanno chiesto una ricetta e poi ho incontrato Bianchi e poi sto mettendo un piedino in un progetto di ristorazione... Sono segnali, no?
Ovviamente l'evento con lo chef non si è organizzato da solo e allora ringrazio qui FattoreMamma e Hansaplast per tutta l'esperienza. Sarà anche colpa vostra se comincerò ad annoiare tutti con quinoa e farina di ceci!
Uh! Dimenticavo la ricetta del sushi!
Sushi di verza e tonno (x 20 persone).
Ingredienti:
5 tazze di riso orientale Riso gallo per sushi
10 scatolette di tonno all'olio di oliva (TONNO RIO MARE)
10 tazze di acqua
50 foglie di verza
10 cucchiaioni di aceto di mele
5 cucchiaione di zucchero di canna
5 cucchiaino di sale
10 carote lessate
20 cetrioli sottaceto di grandi dimensioni
5 avocado
salsa wasabi (o rafano)
5 cucchiaione di semi di sesamo tostati
20 cucchiai di salsa di soia
Procedimento:
Come prima cosa sbollentate in acqua le foglie di verza per circa 2 minuti e quindi scolatele e fatele raffreddare su un panno da cucina pulito. Con la stessa acqua di cottura lessate le carote.
Fate quindi cuocere il riso come vuole la cucina orientale, ovvero portate a bollore 2 tazze di acqua, aggiungete 1 tazza di riso (il rapporto deve essere il doppio di acqua rispetto al riso) e quindi il sale e lo zucchero.
Cuocete con il coperchio per circa 12 minuti, mescolando di tanto in tanto. Aggiungete l'aceto di mele e spegnete la fiamma; lasciate riposare per circa 20-30 minuti, in modo che il vapore gonfi completamente i chicchi di riso.
Fate raffreddare per bene. Nel frattempo tagliate e listarelle le carote lessate, i cetrioli e l’avocado.
Inizia l’assemblamento degli ingredienti: disponete su uno dei due lati di ciascuna foglia di verza 3 cucchiaioni di riso circa e appiattitelo con le dita delle mani inumidite di acqua tiepida, adagiate sopra lo strato di riso il tonno sbriciolato, le carotine lessate, pezzetti di avocado e/o cetriolo sottaceto e salsa wasabi leggermente diluita in acqua calda (ne basta un cucchiaione).
Arrotolate con estrema pazienza, pressando per bene per tutta la lunghezza del cilindro.
Con un coltello ben affilato tagliate in cilindretti e decorate con semi di sesamo. Squisiti e colorati.
mammaeconomia
mercoledì 22 maggio 2013
lunedì 20 maggio 2013
#tisaluto
In Italia l'insulto sessista è pratica comune e diffusa. Dalle battute private agli sfottò pubblici, il sessismo si annida in modo più o meno esplicito in innumerevoli conversazioni.
Spesso abbiamo subito commenti misogini, dalle considerazioni sul nostro aspetto fisico allo scopo di intimidirci e di ricondurci alla condizione di oggetto, al violento rifiuto di ogni manifestazione di soggettività e di autonomia di giudizio.
In Italia l'insulto sessista è pratica comune perché è socialmente accettato e amplificato dai media, che all'umiliazione delle persone, soprattutto delle donne, ci hanno abituato da tempo.
Ma il sessismo è una forma di discriminazione e come tale va combattuto.
A gennaio di quest'anno il calciatore Kevin Prince Boateng, fischiato e insultato da cori razzisti, ha lasciato il campo. E i suoi compagni hanno fatto altrettanto.
Mario Balotelli minaccia di fare la stessa cosa.
L'abbandono in massa del campo è un gesto forte. Significa: a queste regole del gioco, noi non ci stiamo. Senza rispetto, noi non ci stiamo.
L'abbandono in massa consapevole può diventare una forma di attivismo che toglie potere ai violenti, isolandoli.
Pensate se di fronte a una battuta sessista tutte le donne e gli uomini di buona volontà si alzassero
abbandonando programmi, trasmissioni tv o semplici conversazioni.
Pensate se donne e uomini di buona volontà non partecipassero a convegni, iniziative e trasmissioni che prevedono solo relatori uomini, o quasi (le occasioni sono quotidiane).
Pensate se in Rete abbandonassero il dialogo, usando due semplici parole: #tisaluto.
Sarebbe un modo pubblico per dire: noi non ci stiamo. O rispettate le donne o noi, a queste regole del gioco, non ci stiamo.
Se è dai piccoli gesti che si comincia a costruire una società civile, proviamo a farne uno molto semplice.
Andiamocene. E diciamo #tisaluto.
Questo post è pubblicato in contemporanea anche da altre/i blogger: Marina Terragni, Loredana Lipperini, Lorella Zanardo, Giovanna Cosenza, Sabrina Ancarola, Mammamsterdam, Zeroviolenzadonne, Un altro genere di comunicazione...
E nella versione maschile da Lorenzo Gasparrini...
L'aggiornamento delle adesioni su Vita da Streghe
Se ti va, copincollalo anche tu!
Istruzione per non farsi "mangiare" il pedone
![]() |
| Immagine tratta dal film "Bianco, rosso e Verdone" |
La dinamica è sempre la stessa:
- attraversamento su strisce pedonali (cerco di educare mio figlio al rispetto delle regole);
- un'auto si ferma per farci attraversare (ovviamente dopo quella decina di automobilisti che fanno finta di non vederti e tu ti senti Ametrano in autostrada);
- una seconda auto, il cui conducente non si chiede assolutamente perché l'auto davanti a sé abbia prima rallentato e poi si sia fermata, sorpassa la prima sulla destra a grande velocità;
- nel peggiore dei casi la seconda auto travolge il o i pedoni (conosco persone morte o ferite gravemente per questo tipo di manovra, una in famiglia).
Ecco, posto che io sono molto sensibile alla faccenda e parecchio addestrata, visto il caso in famiglia, normalmente agisco così:
- attendo un'anima pia che mi lasci attraversare (facendo Ametrano anche per qualche minuto, perché io non sono un criceto mattutino e mi muovo per tempo, quindi mi posso "permettere" di perdere dei minuti);
- attraverso fino a metà, cioè fino al limite oltre il quale il mio corpo, e quello di mio figlio, è "protetto" dall'auto che ci sta cedendo il passo e aspetto un istante;
- è in quell'istante che si palesa lo stronzo e tu sei salvo perché ti vede ma non può travolgerti;
- infine rivolgo le mie imprecazioni allo stronzo di turno e con calma, molta calma, completo l'attraversamento.
Insomma bisogna avere a disposizione qualche istante in più per non rischiare la vita.
sabato 18 maggio 2013
L'autista nell'app
E con somma invidia per chi vive a Milano che scrivo questo post.
La nostra famiglia non possiede l'automobile per una scelta in parte economica, in parte ecologica. E così il nostro budget per i trasporti si suddivide tra manutenzione delle bici (soprattutto a causa dei costanti tentativi di furto), mezzi pubblici, car-sharing e taxi.
Insomma viviamo una mobilità fusion modulata in base alle necessità, alla fretta, al meteo.
Al mix di mezzi però potrei aggiungere Uber se vivessi ancora a Milano.
Il servizio funziona grazie all'app che individuerà l'auto più vicina e farà apparire il volto del conducente con il numero di telefono. Se volete potete contattarlo via sms o chiamarlo. Si può ottenere anche una stima dei costi della corsa in anticipo ed è possibile dare una valutazione all'autista.
Ma veniamo alla faccenda dell'invidia e del perché hanno cercato me: Uber ha dedicato maggio alle mamme e offre un buono per la prima corsa con un tetto di spesa di 50 euro.
In sostanza deve essere la prima volta che utilizzate Uber e il buono vale per una sola corsa, quindi se spendete 20 euro non vi rimane del credito per la corsa successiva.
Io conto di usufruire del buono la prossima settimana, visto che vado a Milano, poi magari aggiungo due righe sulle mie impressioni al fondo di questo post.
Ed ecco le istruzioni per usufruire del buono:
La nostra famiglia non possiede l'automobile per una scelta in parte economica, in parte ecologica. E così il nostro budget per i trasporti si suddivide tra manutenzione delle bici (soprattutto a causa dei costanti tentativi di furto), mezzi pubblici, car-sharing e taxi.
Insomma viviamo una mobilità fusion modulata in base alle necessità, alla fretta, al meteo.
Al mix di mezzi però potrei aggiungere Uber se vivessi ancora a Milano.
Il servizio funziona grazie all'app che individuerà l'auto più vicina e farà apparire il volto del conducente con il numero di telefono. Se volete potete contattarlo via sms o chiamarlo. Si può ottenere anche una stima dei costi della corsa in anticipo ed è possibile dare una valutazione all'autista.
Ma veniamo alla faccenda dell'invidia e del perché hanno cercato me: Uber ha dedicato maggio alle mamme e offre un buono per la prima corsa con un tetto di spesa di 50 euro.
In sostanza deve essere la prima volta che utilizzate Uber e il buono vale per una sola corsa, quindi se spendete 20 euro non vi rimane del credito per la corsa successiva.
Io conto di usufruire del buono la prossima settimana, visto che vado a Milano, poi magari aggiungo due righe sulle mie impressioni al fondo di questo post.
Ed ecco le istruzioni per usufruire del buono:
In marcia per il Fila
![]() |
| credits: Toro.it |
Il Fila non era solo uno stadio, ma un monumento in stile liberty, un pezzo di Storia del calcio, che è pur sempre il nostro sport nazionale nonostante tutte le brutture che spesso si porta dietro.
Il Fila è un pezzo di storia perché lì giocava e si allenava il Grande Torino, che è una leggenda in tutto il mondo, forse più nel resto del mondo che nel nostro Paese (purtroppo).
Se chiedete ad un appassionato di calcio straniero cos'è il Filadelfia state pur certi che saprà rispondervi. Spesso arrivano qui a Torino e vorrebbero visitarlo quel monumento: ma ci sono delle maceri e una porta chiusa.
Non sto qui a raccontare come mai fu demolito, il rischio di vederlo soppiantato da un centro commerciale, le promesse e i mezzi furti delle amministrazioni locali... Per chi ha voglia di approfondire c'è il blog Tutto FILA un pozzo senza fondo di informazioni.
Aggiungo solo che domani qui a Torino si marcia per il Fila, si marcia anche contro il populismo di certi politici e l'informazione distorta di certi media che vanno affermando che sarebbe meglio destinare i soldi già stanziati per la ricostruzione a mille altre emergenze di questa città amministrata sinceramente da cani!
Personalmente sono stufa di questa logica del "non è una priorità", perché la ricostruzione prevede un centro di aggregazione giovanile e quindi un investimento sul futuro. Non è una priorità?
Per quanto riguarda la marcia c'è il sito In Marcia Per Il Fila, con tutte le info.
Segnalo infine il video che presenta la marcia:
http://vimeo.com/65911473
venerdì 17 maggio 2013
Birra & Orto: la salvia fritta
A quanto pare birra e orto sono un binomio perfetto. Forse è per questo che papàsportivo è un grande estimatore e conoscitore di birre (ma anche quelle più sconosciute e introvabili) e al contempo ha un pollice verde invidiabile.
Succede poi che, a pochi giorni dall'allestimento del nostro piccolo orto in balcone - per ora erbe aromatiche, pomodorini e peperoni - ricevo l'invito a partecipare alla campagna "Birra & Orto" organizzata da AssoBirra.
Ok, mi son detta. Proviamo. Proviamo a realizzare una ricetta che faccia sposare questi due elementi.
Ed eccola: la salvia fritta.
Prima di incominciare due precisazioni:
- non sono in grado di fornire le quantità, io le poche volte che mi metto a "pasticciare" in cucina vado a occhio,
- non sono una gran fotografa e quindi mi scuso per la qualità delle immagini.
In una ciotola unite farina e birra chiara.
Aggiungete la birra fino ad ottenere la giusta consistenza per la pastella, come tocco finale un cucchiaino d'olio (io utilizzo esclusivamente l'extravergine di oliva) e un pizzico di sale.
Una volta ottenuto un composto uniforme coprite la pastella e lasciatela riposare per un po'. Nel frattempo io ho lavato i piatti, ad esempio.
E' il momento della salvia! E allora sono andata sul mio balcone e ho scelto le foglie più grandi.
Lavate le foglie e asciugatele tamponando con della carta assorbente.
Immergete le foglie nella pastella, che a questo punto è bella riposata e pronta all'uso.
Friggete in olio extravergine di oliva.
Non appena si indorano, togliete le foglie dalla padella e adagiatele sulla carta assorbente (eliminiamo l'olio in eccesso).
Adesso scegliete una buona birra e mettete in tavola.
Noi le abbiamo mangiate subito ed erano buonissime! Si distinguevano e univano i sapori della salvia e della birra utilizzata per la pastella, per non parlare della soddisfazione di assaporare un prodotto coltivato proprio da noi!
Ormai facciamo parte di quei 42 milioni di italiani (8 su 10 secondo un'indagine Doxa-AssoBirra) che praticano il cosiddetto gardening, popolazione che abbraccia quanti curano piante e fiori in casa ma anche l’avanguardia che coltiva un vero e proprio orto sul balcone o nel giardino.
Per quel che ci riguarda la cura del piccolo orto sul balcone costituisce anche una mini attività didattica che portiamo avanti con bimbopatato: lui ormai distingue bene la salvia dalla menta o dal basilico, ci chiede con cadenza giornaliera di innaffiare le piantine e spesso vuole andare a vedere come stanno. Oggi ha seguito tutta la preparazione della ricetta e, sebbene non abbia assaggiato la salvia, ha molto gradito le frittelline realizzate con la pastella avanzata, perché non si butta via niente!
Una volta li arrestavano... #stopomofobia
Non ricordo precisamente quando per la prima volta ho sentito parlare di omosessuali. E il fatto di non averne un ricordo preciso per me vuol dire che la mia mamma è stata davvero brava, beh in realtà mia madre secondo me è stata bravissima su tutta la questione dell'educazione sessuale. Ci ha sempre parlato di tutto con i tempi e i modi giusti, rispondendo onestamente alle nostre domande e rassicurandoci su possibili timori (ad esempio alle scuole superiori io ero preparatissima sulla contraccezione rispetto al resto della popolazione scolastica).
Non ricordo quando ne ho sentito parlare per la prima volta, dicevo, ma ricordo benissimo due frasi di mia madre sugli omosessuali, pronunciate con un tono misto di tristezza e orgoglio perché le cose erano cambiate, e ricordo anche il mio assoluto stupore e la mia incredulità:
"Una volta li arrestavano perché omosessuali"
"Una volta li picchiavano per la strada".
Purtroppo la seconda frase è di nuovo una tragica realtà nel nostro Paese e certi episodi li collego anche al fatto che ci sono ancora moltissimi genitori assolutamente incapaci di rispondere alle domande dei propri figli e che si trincerano dietro la solita frase "eh, se con mio figlio incontro due uomini che si baciano che gli dico?".
Io so cosa dire a bimbopatato: "si vogliono bene". E' quello che mi diceva mia madre, ma mi rendo conto che è una roba troppo semplice per delle menti potenzialmente perverse.
Oggi è la giornata mondiale contro l'omofobia e la transfobia. Si festeggia proprio oggi perché il 17 maggio del 1990, io avevo quasi 11 anni, l'Organizzazione mondiale della sanità rimuoveva l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali.
Sono passati 23 anni e ancora ci tocca parlare di omofobia e transfobia quali temi di strettissima attualità. L'Arcigay ha ideato lo slogan che è nell'immagine qua sopra, io di mio aggiungerei che senza una buona educazione sessuale fatta nelle scuole e condivisa con le famiglie, difficilmente nei prossimi anni potremo abbandonare la lotta.
Non ricordo quando ne ho sentito parlare per la prima volta, dicevo, ma ricordo benissimo due frasi di mia madre sugli omosessuali, pronunciate con un tono misto di tristezza e orgoglio perché le cose erano cambiate, e ricordo anche il mio assoluto stupore e la mia incredulità:
"Una volta li arrestavano perché omosessuali"
"Una volta li picchiavano per la strada".
Purtroppo la seconda frase è di nuovo una tragica realtà nel nostro Paese e certi episodi li collego anche al fatto che ci sono ancora moltissimi genitori assolutamente incapaci di rispondere alle domande dei propri figli e che si trincerano dietro la solita frase "eh, se con mio figlio incontro due uomini che si baciano che gli dico?".
Io so cosa dire a bimbopatato: "si vogliono bene". E' quello che mi diceva mia madre, ma mi rendo conto che è una roba troppo semplice per delle menti potenzialmente perverse.
Oggi è la giornata mondiale contro l'omofobia e la transfobia. Si festeggia proprio oggi perché il 17 maggio del 1990, io avevo quasi 11 anni, l'Organizzazione mondiale della sanità rimuoveva l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali.
Sono passati 23 anni e ancora ci tocca parlare di omofobia e transfobia quali temi di strettissima attualità. L'Arcigay ha ideato lo slogan che è nell'immagine qua sopra, io di mio aggiungerei che senza una buona educazione sessuale fatta nelle scuole e condivisa con le famiglie, difficilmente nei prossimi anni potremo abbandonare la lotta.
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