lunedì 14 luglio 2014

#liberidisporcarsi e una mamma impedita

Allora, premettiamo: io non ce la posso fare.
Non ce la posso fare a disegnare, incollare, creare oggetti dal nulla e tutto il resto. Un po' le invidio le mamme creative, quelle che si inventano un gioco ogni giorno, quelle che per ogni oggetto necessario per prima cosa non pensano "adesso vado al supermercato" no, loro pensano "vediamo cosa ho in casa da riciclare per creare quell'oggetto".
Lo so, il mio nome in rete è Mammaeconomia, ma di risparmiare creando non se ne parla.
Attenzione, questo non vuol dire che mio figlio (il grande, perché il piccolo è troppo piccolo) non  faccia nulla di creativo a casa, per fortuna mio marito è ferratissimo in materia e si inventa di tutto quando gioca con i bambini. Diciamo che lui è il ministro degli interni e io il ministro degli esteri. Infatti i pupi quando sono con me, vagano per la città in esplorazione. E va bene così.

Poi, un bel giorno, un gallo - quello di Chanteclair - mi sfida. Il signor gallo delle pulizie mi dice "ma i tuoi figli sono liberi di sporcarsi?"
Certo, i miei figli sono liberi di sporcarsi. In generale abbiamo deciso di non limitarli nel timore delle patacche sulle magliette, delle ginocchia annerite d'estate e dei mobili imbrattati.
Ma il gallo voleva vedermi all'opera e stavolta ho deciso di non dare l'attività creativa in outsourcing a mio marito.
Dunque ecco cosa abbiamo creato.


La scatola dei giocattoli (di riciclo)

Ingredienti:

  • una scatola di cartone (di quelle che vi arrivano quando comprate online);
  • fogli colorati, ma vanno bene anche bianchi;
  • scotch trasparente;
  • forbici;
  • pittura a dita;
  • pennarelli glitter.









Prendete una scatola che avrete messo da parte quando vi consegnano qualcosa acquistato online. Noi ne abbiamo tantissime, mio marito dice che possono servire per i giochi. Risultato: sembra ci sia stato un trasloco di recente.
















Coprite tutti i lati della scatola con dei fogli colorati, applicandoli con lo scotch.











Osservate il risultato ad effetto cubo di Rubik.



























Preparate la tavolozza dei colori, noi abbiamo utilizzato un piatto piano (siamo liberi di sporcarci, no?)


















Liberate il piccoletto o i piccoletti, al resto ci penseranno loro.























Lasciate asciugare la pittura e infine decidete quali giochi andranno riposti nella nuova scatola.















Alla fine abbiamo ripulito il tutto, ma mio figlio è un maniaco delle pulizie e la foto è venuta mossa.








Questo post è sponsorizzato dalla linea del Gallo dedicata ai piccoli: Chanteclair Bebé, una gamma di detergenti creati appositamente per garantire il massimo pulito rispettando anche le pelli sensibili (detersivo delicato, ammorbidente, scioglimacchia, additivo igienizzante e spray superfici sicure igienizzante). Le formule di questi prodotti sono ipoallergeniche, dermatologicamente testate e delicatamente profumate. E noi qui tra bavaglini, tutine, cambi della scuola estiva e incidenti con i pennarelli che, per caso, finiscono sul tavolo anziché sul foglio, ne avevamo bisogno.

giovedì 10 luglio 2014

Di mamme e approccio da secchione

Sono giorni e giorni che penso a quello che sto per scrivere.
Da quando è nato Bino penso un sacco.
Con Ernesto agivo prima di pensare e andava benissimo così, ho fatto molte scelte incoscienti e coraggiose e non tornerei indietro.
Bino e tutte le vicende che ci hanno portati fino a qui mi hanno invece portato il dono di pensare moltissimo prima di agire e la decisione di crescere. Adesso devo crescere.

Ma andiamo avanti.

Noi 30-40enni siamo mamme o stiamo diventando mamme in questi anni.
E siamo una nuova generazione di mamme.
Figlie delle figlie del babyboom, molte di noi hanno avuto il privilegio di vedere la propria mamma impegnata fuori casa, con un lavoro e l'indipendenza economica. Io nello specifico ero tra le poche ragazzine a scuola con la mamma lavoratrice, anzi quando facevo le superiori ero la sola (l'altra mamma lavoratrice era madre di un maschio).
Le nostre mamme, non tutte, ci hanno spiegato che potevamo studiare ed essere quello che volevamo, che l'indipendenza economica era il primo traguardo, prima ancora di matrimonio e famiglia, anzi era propedeutica.
Mia madre mi diceva sempre "pensa alle amiche e parenti che non lavorano, e se ai loro mariti succedesse qualcosa?".
E così siamo andate a scuola fino all'università e oltre, abbiamo studiato e poi avviato una carriera. il tutto con un piglio da secchione micidiali. Perché io la ricordo la competizione a scuola e in università, tutta al femminile. Dovevamo riscattarci e riscattare le nostre madri.

Poi ci siamo innamorate e abbiamo desiderato una famiglia e dei figli, e per molte è andata così.

Quello è stato il punto di rottura, il momento in cui tutto è cambiato. Abbiamo improvvisamente applicato il nostro metodo di studio alla maternità, siamo diventate mamme-secchione.
Talmente secchione da decidere che tutto quello che avevano fatto le nostre madri, nonne e bisnonne era sbagliato e andava buttato nel cesso. Mia madre se n'è accorta subito (eppure io sono tra quelle abbastanza moderate e ancora applico alcuni dei suoi ottimi metodi).
Insomma, ci siamo autoproclamate madri migliori, più informate, più capaci di educare i figli, più vicine fisicamente e psicologicamente alle nostre creature. Ci siamo prese titoli di studio non nostri: insegnante, pediatra, psicologa, nutrizionista...

La verità è che questa presunzione, questo atteggiamento da secchione, avrà un prezzo anzi molti. E purtroppo in alcuni casi lo scopriremo troppo tardi.


domenica 22 giugno 2014

La mitologia del merito e delle startup

Fonte: www.dantoniodaniele.it
Torino. Domenica mattina. Mensa dei poveri.
Questo è quello che ha visto e riportato il mio amico Daniele.
Un'immagine che mi tocca vedere tutti i lunedì, quando dalla scuola materna di Ernesto passiamo ai giardinetti.
Vicino ai giardinetti c'è una sede dei vincenziani e il lunedì alle 17 circa distribuiscono qualcosa: immagino cibo o vestiario. Ogni lunedì i giardinetti sono invasi dagli ultimi che si mescolano ai nostri bambini in attesa di ricevere la busta.
Di lunedì in lunedì gli ultimi si trasformano e sembrano sempre meno barboni e sempre più impiegati in pausa pranzo. Di lunedì in lunedì io penso e ripenso che finire in quella fila è un attimo.

Cambiano argomento, ma forse no.
Con il primo figlio ho visto tutto rosa per mesi, anni. Se vuoi puoi, se ti impegni riesci e via così. E così è stato: ho fatto tutto quello che ho voluto, lavorando e studiando tutti i giorni, e sono arrivata fino alla seconda gravidanza così.
Con il secondo figlio e una serie non ancora terminata di problemi famigliari la nebbia rosa si è diradata, sta scomparendo proprio. E allora no, se vuoi puoi un cavolo! Perché la vita è un insieme di eventi e di persone e tu potresti rimanere indietro per mille motivi. E se rimani indietro quella fila si avvicina.

E allora sono preoccupata perché tutta la mitologia del merito e delle startup perde di senso se devi cercare di non finire in quella fila e la politica di quella fila si sta dimenticando in un'ubriacatura di ottimismo sbandierato ovunque.

La verità è che i ricchi sono sempre più ricchi e tutti gli altri stanno diventando poveri. E la povertà oggi ha infinite declinazioni perché mentre io conosco l'ansia da ultima settimana, qualcun'altro ha dovuto dare completamente in outsourcing i propri figli o ha deciso di non averne per la carriera o l'azienda.

Nel frattempo la ricchezza non la produce quasi più il lavoro, ma facciamo finta di non saperlo e ci raccontiamo delle gran balle sul merito che vincerà su tutto.

Mai come in questi mesi sono contenta di essere italiana e non, ad esempio, statunitense. No perché tra parto e degenza del piccolo, con tutte le mie capacità, i miei studi e la mia intelligenza, oggi sarei già in quella fila e probabilmente con un figlio in meno.

lunedì 16 giugno 2014

#sfidedysoniane per una famiglia dal fiato corto

Il Dyson DC52 supera la prova dei piedini di Ernesto
Io l'asma non la conoscevo. Al massimo avevo visto qualche inalatore in TV o in un film.
Poi mi sono innamorata di un asmatico cronico e adesso gli inalatori sono oggetti sparsi ovunque, che non si può restare senza.
Ricordo quando, 7 anni fa, ho assistito per la prima volta ad un attacco d'asma di Oppi. Chiamai in ufficio e non mi presentai finché lui non ricominciò a respirare, ero terrorizzata.
I miei bambini rischiano di raccogliere l'eredità del padre e purtroppo mi è già capitato di vedere anche loro due senza fiato (per bronchite asmatica il primo, per bronchiolite il secondo).

In quei momenti manca il fiato anche a me e riesco quasi a sentire il loro malessere.

Ma la qualità della vita di una persona asmatica può sempre migliorare, il numero degli attacchi si può ridurre. Ci vogliono i medici giusti, i medicinali giusti e una lotta senza quartiere contro acari e allergeni.

La Dyson mi ha invitato un'arma di ultima generazione per l'eliminazione di acari e allergeni (e anche di qualsiasi cosa si posi su pavimenti, materassi e divani, i piedini di mio figlio non mentono): il DC52.
Sembra l'aspirapolvere dei Teletubbies, il design mi piace talmente tanto che non mi preoccupo di riporlo, vive con noi e bon.

Ecco cosa fa il DC52:
- rimuove acari e allergeni, anche le particelle più piccole;
- non necessita di sacchetti, e la polvere raccolta finisce direttamente nel cestino, con un sistema di svuotamento molto igienico;
- tra cavo lunghissimo e tubo, praticamente mi basta attaccare la presa una volta soltanto e passare in 10 minuti tutto l'appartamento (75 mq circa);
- una volta passato ti vien voglia di togliere scarpe e ciabatte e sentire il pavimento sotto i piedi;
- la tecnologia ciclonica non consente perdite di aspirazione (questo è la versione del signor Dyson, io la traduco così: è talmente potente che hai la sensazione di aspirare direttamente le mattonelle).

Detto questo, noi qui grandi e piccini abbiamo deciso una cosa e la raccontiamo così:




Volete raccogliere il guanto di sfida anche voi?
Io posso aiutarvi.
Ho a disposizione 3 codici sconto del 50% su alcuni nuovissimi modelli di aspirapolvere Dyson. Basta scrivermi all'indirizzo michela.calculli@gmail.com per ricevere il codice e le istruzioni per effettuare l’acquisto.

I modelli Dyson su cui sarà applicato lo sconto sono:

DC52 Allergy Musclehead Parquet – Prezzo al pubblico non scontato €605,00 Iva inclusa
DC52 Allergy Parquet – Prezzo al pubblico non scontato €585,00 Iva inclusa
DC33 Allergy Musclehead Parquet – Prezzo al pubblico non scontato €489,00 Iva inclusa
DC33 Allergy – Prezzo al pubblico non scontato €439,00 Iva inclusa

Pronti per la sfida?

Qui la sfida di un altro papà.

giovedì 12 giugno 2014

32 anni di Mondiali

Fonte: sport.sky.it
Sono nata nel 1979, ho 35 anni, 32 di mondiali, un padre malato di calcio, due nonni malati di calcio, un marito col sangue granata. Ecco la mia linea del tempo Mundial.

1982
Avevo 3 anni e ricordo solo piccoli fotogrammi: io con i miei e mio fratello di 5 mesi nel passeggino che corriamo in strada, la bandierina di fodere che mi aveva fatto mio nonno Liborio che faceva il sarto, una 500 vecchia dipinta di verde-bianco-rosso, un'arancia sulle mie magliettine (era Narjito, la mascotte dei mondiali).

1986
Niente, non me lo ricordo. Forse perché siamo usciti agli ottavi e si giocava di notte.

1990
Casa mia invasa da amici e parenti. Notti magiche (che ancora piango come una fontana solo se sento la chitarra iniziale). Quella cacata di mascotte, Ciao. L'inaugurazione del San Nicola. Gli esami di quinta elementare. Gli esami di ingresso al conservatorio. I bar che si chiamavano TUTTI "Italia '90". Il trasloco il giorno delle semifinali che quella sera piangevamo perché eravamo usciti due volte.

1994
Fondamentalmente agli americani non interessano i mondiali di calcio, americani! Il mio primo grande amore... a senso unico. Durante le partite io guardavo lui e lui guardava la mia migliore amica (e poi si fidanzarono, per un po'). In 11 ma non in campo, nella macchina del fidanzato maggiorenne di una mia compagna di scuola ogni volta che vincevamo una partita (adesso sono sposati e hanno tre figli).

1998
La maturità. Le partite e i libri. Quei cacchio di francesi. Mia madre che va a fare un viaggio studio in Inghilterra. Mio padre che passa le serate vicino al telefono aspettando che chiamasse mia madre. Mio padre il mattino in cui è partita mia madre, sconvolto all'idea di una separazione così lunga. La mia ultima estate da figlia, la mia ultima estate prima di emigrare.

2002
La faccia di Trapattoni. La faccia di Moreno. La faccia di Totti. Le partite tra Milano e Gravina. I colloqui per andare a fare il corso alla scuola Reiss Romoli de L'Aquila. L'Aquila era ancora bellissima :'(

2006
Non mi ricordo assolutamente dove ho guardato le partite tranne l'ultima. Quella l'ho vista con il mio migliore amico (eravamo pure troppo amici) a casa di alcuni suoi amici che poi non ho mai più visto. Soffrivamo e mangiavamo le lasagne, buonissime. La testata di Zidane a Materazzi. La faccia di Grosso. Le maledette scarpe coi tacchi. Tutta la notte in giro con lui e un altro amico incontrato in piazza Duomo a Milano. Siamo una squadra fortissimi con un pensiero a Notti magiche.

2010
Il primo mondiale con mio marito. Lippi che doveva ritirarsi davvero. Il pancione di 7 mesi. Mia madre e mio padre sul divano della mia casa torinese. 

2014
Inizia tra mezz'ora ma ho già qualche ricordo. I miei due bambini. Marito e figlio grande che preparano tutto per sgranocchiare e guardare la cerimonia inaugurale. La faccia di Ernesto quando tornando da scuola ha trovato una bandierina dell'Italia. 

GG e il compleanno a Pollenzo, da leccarsi i baffi!

Giovani Genitori, la rivista dedicata alle famiglie di Torino e Milano, compie gli anni.
Quelli di Giovani Genitori sono per me un gruppo di amici e sostenitori, nel senso che mi hanno sostenuta e incoraggiata sempre in quello che ho fatto e qualcuno di loro mi ha pure dato una mano quando ho traslocato.

Domenica 15 festeggiano i compleanno in un posto speciale. Ecco i dettagli:
GG festeggia il suo compleanno in una cornice meravigliosa: il parco dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Unisg). Ed è una doppia ricorrenza, perché anche l’ateneo celebra il suo decennale: due occasioni importanti che meritano una festa come si deve, conGIOSTRA con i cavalli in legnoMUSICA con cinque gruppi ad alternarsi sul palcoMERCATO DELLA TERRA di Alba con i suoi prodotti Km 0CIRKO VERTIGO con due spettacoli (uno alla mattina e uno al pomeriggio)LABORATORI KIDSPRANZO
I laboratori kidsLABORATORI DEL GUSTO organizzati dalla Condotta Slow Food dell’Unisg: Piccoli gastronomi crescono Fruttalier (ore 11 e ore 16, 8 – 11 anni)Piantiamo (ore 12 e ore 14.30, 8 – 11 anni) Personal Shopper Kids (ore 13)Tutte le attività bimbi sono gratuite, ma DA PRENOTARE a decennale@unisg.it
Il pranzoDavvero imperdibile l’offerta dedicata ai lettori di GG per il pranzo, che per l’occasione è preparato dai bravissimi chef delle Tavole Accademiche. Prezzo medio 12 euro alla carta. DA PRENOTARE entro il 10 giugno a redazione@giovanigenitori.it
Domenica 15 giugno, dalle ore 10 alle 18COMPLEANNO DI GIOVANI GENITORI
Corte dell’Università di Scienze GastronomichePiazza Vittorio Emanuele, 9, località Pollenzo – Bra (CN) 
Per informazioni e prenotazioni: redazione@giovanigenitori.it (pranzo), decennale@unisg.it (laboratori)

giovedì 5 giugno 2014

35 e un anno da raccontare e archiviare

Ci siamo, sono 35.
Io non li sento per niente, ma sono 35.
Cioè, sono stanca morta e avrei bisogno di un mese di ferie per riprendermi, ma l'età non c'entra niente.
Quest'anno sono cresciuta a pedate nel sedere si direbbe.
Poco dopo il trentaquattresimo compleanno ho scoperto di aspettare il secondo, desideratissimo, figlio; poi mi è venuto il diabete gestazionale; poi la placenta previa; poi il distacco della placenta e io e Liborio siamo quasi morti di parto; poi Liborio, che avevamo appena iniziato a conoscere, si è ammalato ed è stato 23 giorni lontano dalla sua casa e dalla sua famiglia; poi sie è ammalato mio marito, non una cosa grave ma che dura da mesi ed è anche un po' invalidante.
E poi ho 35 anni.
Un anno dolorosissimo illuminato dalla gioia di diventare mamma per la seconda volta e di vedere nascere in casa un nuovo amore: l'amore fraterno.
Adesso però vorrei anche prendere un attimo in mano la situazione e decidere, attraverso un progetto, com'è che dovrebbero andare le cose fino ai 36.
Ce l'ho, il progetto.
È maturato in mezzo al dolore degli avvenimenti post parto, alla crisi d'identità di una donna che ha appena avuto un bambino ma non si è potuta permettere un momento di riposo, alla comprensibilissima crisi lavorativa ed economica dovuta agli avvenimenti.
Ed ecco il progetto: il 19 novembre voglio dare l'esame di Stato per diventare finalmente una commercialista.
E adesso ho 5 mesi e una montagna di libri da studiare, per il compleanno mi sono regalata questo e comincerò dai qui, dai fondamentali: