martedì 20 gennaio 2015

#alziamoiltasso o delle cose che cambiano, in meglio

Ero incinta del piccolo Bino quando mi hanno coinvolta nel progetto di Widiba più di un anno fa. Adesso il mio bimbo sta per compiere il suo primo anno e lungo questo percorso ho visto il progetto di Widiba prendere forma, cambiare grazie all'ascolto della community e mettere al centro il "noi" di chi ha partecipato, seguendo a livello pratico i suggerimenti ricevuti.

Tutto molto lontano dalla mia idea di banca. Idea che avevo da sempre perché la banca è sempre stata nella mia vita. Mio padre è funzionario in pensione di un istituto di credito locale. E i miei ricordi si fermavano ad un luogo fisico, austero, fatto di uomini in giacca e cravatta e di donne in tailleur, di un "noi" e un "loro", di regole che si potevano soltanto sottoscrivere senza ascolto o margini per la trattativa.

Widiba è invece un luogo virtuale (che poi per me equivale a dire reale ormai), ma partecipato, informale. Ed è proprio dalla partecipazione che nasce l'iniziativa #alziamoiltasso che punta a portare gli interessi sui vincoli a 6 mesi dal 2,00 al 2,50%. 
Nuovamente Widiba chiede l'intervento della community: dal 16 gennaio al 12 febbraio è possibile scrivere un post o un tweet utilizzando l’hashtag #alziamoiltasso, condividendo la propria idea di risparmio, i sogni da realizzare, i progetti che danno qualità alla propria vita. All'aumentare dell'interazione salirà il tasso.

Inizio io: #alziamoiltasso perché quest'anno il mio progetto è quello di portare Bino al mare per un mese, risparmiare per lo iodio :)

Ecco il link per tutti i dettagli dell'iniziativa:





giovedì 8 gennaio 2015

Il massacro al #CharlieHebdo, la fatica e la paura

Sono preoccupata. Sono tanto preoccupata.
No, non per me stessa. Arriva un punto nella vita in cui pensi che a te può succedere di tutto ma fa niente.
Il mio pensiero va ai miei bambini e ai loro amici presenti e futuri.
Noi viviamo in un quartiere multiculturale di fatto. Io alle elementari avevo tre compagni di classe che si chiamavano Giuseppe (uno lo chiamavamo Giuseppe appunto, l'altro Pino, l'altro per cognome). Mio figlio grande in classe ha Mohamed grande e Mohamed piccolo e un paio di Adam e Ryan. Al nido con Bino ci sono Blessed, Ryan, Steven, Royal...
Sono preoccupata che un evento come quello di ieri, oltre a distruggere intere famiglie e la loro normalità (perché è questo l'obiettivo del terrorismo), getterà al vento la nostra fatica quotidiana. Quella di noi genitori tutti diversi che cerchiamo un linguaggio comune, quella degli educatori abbandonati da chiunque (Stato assente e spesso genitori da un lato troppo saccenti e dall'altro troppo ignoranti) a gestire una complessità inimmaginabile che però porta dei bambini di 2 o 3 anni a parlare tutti la stessa lingua con lo stesso accento.
Se vincono i macellai con l'aiuto dei populisti che fine faranno Mohamed grande e Mohamed piccolo? Che fine faranno Bino ed Ernesto?
Cosa facciamo, li dividiamo? Li releghiamo nelle loro case e priviamo le loro mamme dell'unico momento di vita sociale? Quel breve momento in cui possono osservare un mondo diverso e magari decidere di interagire?
Se è così che la si pensa hanno vinto loro: i macellai e i loro amici populisti. E ovviamente ha vinto la paura che rende tutti, irrimediabilmente, idioti.

martedì 30 dicembre 2014

2015: sognare? No, semplicemente continuare a combattere

Ve lo ricordate #duemilacredici?
Io sì. Era due anni fa, da lì a poco ci sarebbero state le elezioni politiche e c'era la speranza di uscire dalla crisi, presto.
Nel mio piccolo stavo chiudendo il primo anno di attività in proprio e mio marito era appena partito con la sua. Insomma un mare di sogni tranne uno: ricordo bene che durante quelle Feste dissi ai miei che forse no, non avremmo avuto altri figli oltre ad Ernesto perché occuparci di un figlio da soli, senza nonni vicini e senza risorse per una babysitter era troppo faticoso (eravamo nel pieno dei terrible two del nostro primogenito ed eravamo esausti).
Tanti sogni, dicevo. Io ero pervasa dall'ottimismo, dal "se puoi pensarlo puoi farlo", dal "se ti piace fare qualcosa, allora avrai successo" e altre cose del genere.
Nel frattempo qualcosa iniziava ad andare storto, ma ancora non sapevamo bene cosa, l'avremmo scoperto più tardi.

Il 2013 iniziò molto male, con un mio problema di salute e il caos politico del nostro Paese. Decidemmo di mantenere la speranza e di non rinunciare al sogno di avere una famiglia più grande e iniziò la mia seconda, difficilissima gravidanza.
Il 2013 si chiuse con me che rischiavo la vita e il sogno di mio marito infranto da alcuni "compagni di viaggio". Per lui fu come perdere un figlio.

Il 2014 ha segnato un ulteriore declino a livello personale e mi permetto di dire nazionale.
La vita ci ha messi alla prova negli affetti più cari, ha minato la nostra vita di coppia e familiare, il Paese invece è finito in mano a persone che si riempiono la bocca di parole come "rivoluzione" e "cambiamento" e un vocabolo che sto iniziando a detestare a causa dell'abuso: "sogno".
Nel 2014 il mio proverbiale ottimismo ha subito un duro colpo. No, non si è esaurito, soltanto non è più cieco. Ho perso la cieca fiducia nelle opportunità della Rete, che è tutto tranne che orizzontale, ho perso la stima in tanti personaggi che un tempo seguivo ciecamente e a cui riconoscevo enormi competenze, ho scoperto che meritocrazia spesso vuol dire anche perdita di umanità.

Domani si chiude il 2014 e c'è un nuovo anno da affrontare.

Chi è al potere parla ancora di "sogni" e di "ritmo", e ha una schiera di adepti che ormai sembrano membri di una setta religiosa talmente giustificano qualunque provvedimento (spesso mi ricordano Tafazzi e ridere mi fa molto bene).
Per quel che mi riguarda nel 2015 la parola d'ordine non sarà "sognare". Il mio obiettivo per il nuovo anno è "combattere" e portare avanti tutti i buoni risultati che abbiamo raggiunto in questo anno che è stato il più difficile della mia vita. E so già che il 2015 partirà durissimo, feroce, sicuramente nella sua prima parte, perché non abbiamo ancora risolto tutto.

E allora, nonostante la politica miope che vende tanto fumo e le difficoltà certe di breve periodo, il mio augurio a me, a mio marito, ai miei bambini e a tutti quelli che passeranno di qua è quello di avere la forza di combattere e di andare avanti nonostante tutto.

giovedì 11 dicembre 2014

Conto alla rovescia per i minimi al 5%

Avrei dovuto scrivere un post sul nuovo regime agevolato dei minimi al 15% da settimane.
E dovrei scrivere anche un post sugli acquisti extracomunitari e un altro paio di cosette.
Ma decisamente non sono Wonder Woman e quindi ho dovuto procrastinare.

Ma ancora in tempo utile eccomi, velocemente vi racconto che dal 1° gennaio 2015 chi apre la partita IVA finirà direttamente nel regime dei minimi con tassazione al 15%, restandoci finché non sforerà la soglia di fatturato relativa alla propria attività (dipenderà dal codice attività, codice ATECO, scelto in fase di apertura della partita IVA). Le soglie andranno 15.000 ai 40.000 euro. E qui mi permetto un parere personale e lo dico ad alta voce:
LA SOGLIA DI 15.000 EURO È UN INSULTO ALLA NOSTRA INTELLIGENZA.

E i minimi al 5%? Quelli grazie ai quali molti di noi hanno aperto la propria attività e stanno provando a crescere per entrare nei regimi ordinari e magari dare del lavoro ad altre persone?

I minimi al 5% saranno una categoria residuale. Ad esempio io ho aperto la partita IVA con questo regime nel 2012 e quindi potrò mantenerlo fino a tutto il 2016. Se nel 2016 avessi ancora meno di 35 anni (purtroppo non è così) potrei restare nei minimi fino al compimento del 35esimo anno di età.

In sintesi:
VENGHINO SIORI VENGHINO!

Aprite la partita IVA entro il 31/12/2014 perché è vero che perderete un anno di beneficio fiscale, se aprite a fine anno quei pochi giorni conteranno come anno intero, ma vi ritroverete 4 anni al 5% (o anche più se avete meno di 30 anni) che possono essere utili anche solo per "sperimentare" l'avventura di un'attività in proprio.
Ma occhio ai contributi però, per la gestione separata sono previsti degli aumenti (ma questa è un'altra storia...)

Questa e altre cose le ho raccontate al Mammacheblog Creativo dello scorso 29 novembre:


mercoledì 26 novembre 2014

Novità lavorative, asilo nido e #MammaCheBlog Creativo

No, non ho abbandonato il mio blog, anzi.
Sono in piena fase di trasloco su un vero e proprio sito fatto come si deve da una professionista seria. Manca poco.
E questa è una novità.

Poi...

Poi finalmente Bino è entrato al nido, per l'inserimento tra regole comunali e broncospasmi c'è voluto più di un mese e un crollo del mio fatturato, ma pare ce l'abbiamo fatta (sempre malanni permettendo).

Ora posso dirlo: è un anno che mando avanti l'attività riuscendo a lavorare al massimo due ore al giorno, spesso non consecutive. Solo chi ha passato questi momenti può capire cosa vuol dire avere addirittura quattro ore consecutive a disposizione! E io quelle ore le sto facendo fruttare e mando via preventivi e sviluppo nuovi business come non ci fosse un domani. Nel dettaglio sto realizzando un piccolo grande sogno che avevo accantonato per via della gravidanza: dedicarmi alla formazione individuale di professionisti a digiuno di social media. Diciamo che la mia vita professionale si era congelata proprio lì, con un primo, piccolo corso individuale. E da lì riprendo e non vedo l'ora!

E poi...

Poi sabato prossimo, fra 3 giorni insomma, c'è il MammaCheBlog Creativo e tornerò a parlare davanti a tantissime persone dopo un decennio circa. E sono emozionatissima.

Insieme a Francesca Marano e Silvia Tropea parleremo degli aspetti tecnici, legali e fiscali legati alla vendita online della propria creatività. Di seguito un'anticipazione di quel che diremo:
Vendere la creatività: le dritte di Silvia Tropea, Michela Calculli e Francesca Marano

Ci vediamo lì?

martedì 7 ottobre 2014

Hotpoint Ariston ovvero che ci faccio in un team di foodblogger?

Su queste pagine ho più volte raccontato di quanto io fatichi al pensiero di fare da mangiare per tutta la famiglia. Me la cavo abbastanza bene in cucina, ma cucinare non mi appassiona, lo vivo come un dovere, non mi rilassa e userei il mio tempo diversamente.

Insomma non sarei proprio una cuoca negata, ma di cucinare e sporcare la cucina spesso non mi va.

Questa mia "pigrizia" deve essere arrivata al signor Hotpoint Ariston che mi ha invitata ad entrare nel suo team di blogger: un gruppo di blogger che mese dopo mese forniranno consigli utili in cucina e ricette facili e veloci. Un vero dream team composto da Ilaria Mazzarotta di Comfortfoodie, Teresa Balzano di Peperoni e Patate e Sara e Paolo di Fico e Uva.
E visti i nomi dei miei compagni di viaggio e la mission del blogger team, mi sono chiesta: "Ma come, proprio io? Sono una mamma sì, ma di cucinare proprio non mi va!"
Poi ho visto i piccoli elettrodomestici HD Line di Hotpoint Ariston, ne ho provato qualcuno e ho capito che avevano scelto me non a caso. Facili da smontare e da lavare, con questi gioiellini posso farcela anch'io.


Due su tutti:
  • Exta Long Digital Toaster: un tostapane che scongela il pane, ha 8 livelli diversi di tostatura, si pulisce in pochi secondi e... fa saltare le fettine come nelle serie TV americane (vi lascio immaginare l'attesa della fettina volante dei miei figli);
  • HD Line Steam Blender: un frullatore che però cuoce a vapore. Praticamente l'oggetto dei desideri di una famiglia che sta svezzando un pupetto e noi stiamo svezzando Bino.

Insomma nei prossimi mesi sarò impegnata a spignattare con i piccoli elettrodomestici Hotponit Ariston e a condividere trucchetti salvatempo per mamme super impegnate nel quotidiano "tetris" lavoro-famiglia, a meno che... il vero re della nostra cucina, mio marito, non mi escluda dall'idillio lasciandomi lì a fotografare i consigli.

Consigli e ricette che verranno pubblicati sulla pagina Facebook ufficiale di Hotpoint Ariston e sul sito.

giovedì 25 settembre 2014

Non mi divertivo più

Da quando, poco meno di 3 anni fa, mi sono messa in proprio, sono diventata freelance, sono consapevole che la mia scelta ha un prezzo molto caro.

Per me la parola "libera" della definizione "libera professionista" ha un'importanza immensa e un valore inestimabile.
In questi tre anni sono stata libera di gestire il mio tempo, libera di lavorare alle 5 del mattino e di dormire dopo pranzo (io dopo pranzo dormo anche da sveglia, ditelo a chi mi pagava da dipendente per dormire ad occhi aperti), libera di seguire primo e secondo figlio in tandem con mio marito, libera di fare visite mediche senza permessi, ricatti, occhiatacce, libera di prendere i clienti che mi piacevano e lasciare le attività che rendevano poco e non portavano a nulla.

Ma quel "libera" costa caro, carissimo.
Ho dovuto finanziarlo rivendendomi oggetti di valore all'inizio perché non è che apri la partita IVA e fai un fatturato decente dal primo mese; ho dovuto lavorare in vacanza, di notte, fino al giorno prima di partorire e pochissimi giorni dopo. Ho dovuto lavorare in terapia intensiva, accanto al mio bambino (e ho dovuto farlo su carta, perché il PC non era ammesso e ogni volta che toccavo lo smartphone dovevo poi disinfettarmi le mani).
Ma se ami quello che fai, se ti diverti a farlo, se ti appassiona, tutti quegli "ho dovuto" non contano, anzi contano tantissimo, ma per darti la carica.

Poi però possono capitare cose brutte e puoi avere problemi economici anche se il tuo business plan funziona. Perché non sei da sola, hai una famiglia, fai parte di un sistema e non devi bastare solo a te stessa. Capita che i soldi e la salute si esauriscono e con loro sembra esaurirsi anche la tua passione per il lavoro che nel frattempo è diventato "accetta tutto quello che capita che bisogna fatturare e basta".

E all'improvviso non mi divertivo più, mi sembrava di lavorare in miniera (con il massimo rispetto per chi in miniera ci lavora davvero), non avevo voglia e forza di riempire quei fogli bianchi.
È stato orribile, ho perso di vista i miei obiettivi, ho creduto di non essere più in grado di dare nulla ai miei colleghi e clienti e a me stessa, ho commesso degli errori (che fossero o meno gravi non sta a me dirlo, anche se non sono un cardiochirurgo) e ho pensato di chiudere.

Poi però ho fatto due conti per chiedere un prestito in banca e ho scoperto che il mio fatturato è un po' cresciuto nell'anno in cui sono mezza morta e ho avuto il mio secondo bambino. E ancora alcuni (tutti sarebbe stato un sogno) dei miei clienti mi avevano attesa con pazienza senza sentirsi liberi di sostituirmi con gli innumerevoli attori presenti nel settore, ero la loro prima scelta e tale rimanevo anche se sofferente e un po' confusa. Ho scoperto che chi mi segue online aveva una visione di me molto migliore di quella che avevo io.

Insomma una serie di eventi mi hanno costretta a fermarmi un attimo, ad analizzare le mie risorse e a cercare i miei obiettivi, anche nuovi. Ed è così che sono tornata alle mie cose e al mio lavoro e ho ricominciato, da poco, a divertirmi.

PS: una delle cose che  ha interrotto il mio divertimento è la lotta tra bande rivali nel digitale, una roba che non c'entra niente col mio vissuto personale ma che ha aggravato la situazione finché non ho deciso che a me delle bande non frega assolutamente nulla e che se mi piacciono sia Guelfi che Ghibellini oppure mi stanno sullo stomaco alcuni Guelfi e alcuni Ghibellini, frequenterò quelli che mi fanno sentire a mio agio e va bene così.

Nell'immagine io che torno a divertirmi e a rilassarmi, lavorando.